Biagio Altomare

Sud-Ovest

24 settembre - 30 ottobre 2011

Il tratto che caratterizza l’arte di Biagio Altomare è un’esplorazione dell’energia segreta delle forme e dei colori. L’atto dell’artista non si limita a guardare la realtà ma cerca di penetrare nei processi da cui essa ha origine. È come se con un microscopio invisibile si cercasse di scendere nel cuore della materia per interrogarne le linee di forza sotterranee. Non di rado a uno sguardo attento appare infatti la traccia labile, a volte velata, di una presenza nascosta, un centro vitale che orienta l’intero percorso grafico o che comunque ne contrassegna il cuore segreto. L’interrogazione perciò non si limita a rappresentare il suo “oggetto”, ma cerca di viverlo empaticamente dall’interno attraverso una trasmissione diretta, dalla mano allo spazio rappresentativo, dei ritmi del corpo, delle energie fisiche sottili che danzano nel sistema nervoso dell' artista. La tela, la tavola, il foglio diventano così un campo di energia reattivo che dà forma all'azione e custodisce il respiro interiore che la anima. In questo caso l’“oggetto”, di cui sopra si diceva, è dichiarato nel titolo della mostra: Sud-Ovest.

Il Sud-Ovest è il luogo del tramonto del sole al solstizio d’inverno. È il luogo della più meravigliosa purezza e profondità del cielo nel momento in cui la natura si raccoglie in se stessa e l’anima si ritrova nella sua più assoluta intimità. Come l’aurora è il simbolo della speranza nella vita nascente, l’ultimo raggio di sole è il messaggero della commozione, della malinconia, del ricordo. Di che cosa? Dei momenti più belli del giorno trascorso o della vita che fugge. Certo, però solo in superficie. Ma nel profondo dell’anima c’è sempre una nostalgia più profonda: il ricordo di una purezza primordiale dello spirito che si è smarrita nei meandri della vita contingente e nella pesantezza della materia. La ferita di un bene che ci appartiene e al quale aspiriamo senza poterlo raggiungere. La spiritualità è nostalgia di un assoluto che è la parte più vera di noi ma che sfugge sempre alla presa dell’esistenza, se non per qualche fugace bagliore remoto che per un istante ci illumina, solo nei rari momenti magici che la vita ci concede. Se il tenue, innocente rosato dell’alba ripresenta ogni giorno ai nostri occhi il miracolo verginale del momento della creazione, il rosso del tramonto, che è quello stesso della brace di una fiamma ormai placata, ci parla di una vita compiuta che, giunta alla sua maturazione, si apre alla prospettiva del ritorno a una patria perduta. Ecco perché Paulo Coelho nel Manuale del guerriero della luce scrive che “quando il guerriero non si sente felice davanti al tramonto, c’è qualcosa di sbagliato”. In questa felicità impregnata di malinconia sta infatti l’essenza stessa della spiritualità.

I colori in cui la spiritualità si esprime sono l‘interiorità incontaminata del bianco, il colore del silenzio e della pace, e le diverse sfumature del blu, simbolo visibile dell’attitudine contemplativa. E il colore del tramonto è il rosso, si è detto. Sono questi, perciò, i toni cromatici che coerentemente dominano in questa raccolta di opere che Biagio Altomare ci offre sotto l’insegna dell’ultimo tramonto invernale: opere che vanno quasi ascoltate come una musica delle forme e dei colori o, meglio, vissute come un’immersione nella linea di confine cromatica dove la luce si consegna gioiosamente all’abbraccio materno dell’ombra.

Martino Beltrani

Biagio Altomare, artista locarnese d’adozione, plasma e riprogetta gli spazi di Casa Serodine con le sue opere appositamente create. Essenzialità e incisività simbolica sono gli elementi che più evidentemente caratterizzano la sua opera. Altomare sembra infatti estrapolare dalla terra – intesa come spazio ampio della memoria – le sue essenzialità sottese che si trasformano sotto i nostri occhi in paradigmi assoluti. L’artista testimonia così quanto si sia alimentato del pensiero e della storia del territorio e, al contempo, quanto a sua volta abbia approfondito una sua specifica filosofia di vita o cosmogonia divina che ha riguardo, in particolare, delle forze vitali della natura.

Mara Folini


Il Museo Comunale d'Arte Moderna di Ascona è inoltre lieto di segnalare l'installazione del 2012 di Biagio Altomare nella Chiesa dei Santi Pietro e Paolo a Biasca.

Il linguaggio del sacro, affermano i mistici, si manifesta nell’incanto del silenzio che avvolge chi penetra nella camera segreta del cuore, dove ogni suono e ogni pensiero tace. Anche l’opera d’arte non fa che servirsi dei propri mezzi materiali d’espressione come veicoli per guidare le passioni ad una catarsi che si placa in uno stato di pace interiore. Dalla forma oltre la forma; attraverso il suono approdare al porto del silenzio : ecco il sublime paradosso dell’arte.

L’installazione, che nell’intenzione originaria dell’artista avrebbe dovuto accompagnare i concerti biaschesi di “Cantar di pietre”, è un mandala che conduce lo sguardo, e con esso, come per sinestesia, l’ascolto, alla sorgente silenziosa da cui ogni suono e ogni forma promana.

Il colore della quiete è il blu profondo; il cerchio è l’immagine dell’armonia; il bianco è il volto del silenzio. Riposando nelle tonalità pacificanti (blu, azzurre, oscure) della forma sospesa sullo spazio solenne dell’abside - il cuore profondo della chiesa -, percorrendone le nervature cangianti, l’occhio è irresistibilmente risucchiato verso il cuore vuoto del disco, minuscola finestra che sembra aprirsi a una luminosità proveniente da un’altra dimensione e i cui riflessi sembrano a tratti quasi balenare in trasparenza ove la filigrana della tinta si dirada.

Un invito, quindi, alla contemplazione interiore, che s’integra in modo armonioso e coerente nel contesto figurativo dominato dalla gloria del Maestro incarnato a portare la pace sulla terra e poi risorto, al sommo dell’abside, nel bianco fulgore della luce divina.

Martino Beltrani

Inaugurazione

Venerdi 23 settembre, ore 18.00
Casa Serodine, Piazzetta San Pietro, Ascona

Manifesto

Ingresso

Ingresso gratuito

Vai al sito del
Museo Castello
San Materno