Stefania Beretta

Una Segnaletica dell’Essere

1986-2016

9 luglio - 9 ottobre 2016

MOSTRA PROLUNGATA FINO AL 9 OTTOBRE 2016

La mostra personale di Stefania Beretta (Vacallo, 1957), curata da Mara Folini, Viana Conti ed Ellen Maurer Zilioli, è stata ideata appositamente per gli spazi del Museo di Ascona. Il tema è quello della sacralità della vita quotidiana in un’India osservata e ripresa dall’artista in un arco che supera i trent’anni. Testimonianza della continuità della ricerca di Stefania Beretta, la mostra si articola in oltre cinquanta opere, suddivise in quattro sezioni, per cicli tematici, che segnano anche periodi e tecniche diversi.

La mostra si apre con la serie Indiarasoterra, realizzata tra il 2001 ed il 2002, con la polaroid in bianco e nero e la stampa ai sali d’argento. In questi scatti, Stefania Beretta ripercorre la dimensione quotidiana dell’esistenza comune, dal sorgere del sole al tramonto, nei rituali del cibo, dell’offerta, del ritiro in preghiera, tutti caratterizzati da un’aura di intensa sacralità.

Indian walls (2008-2015) è un ciclo in cui lo sguardo dell’artista si focalizza su quella pagina urbana che sono i muri cittadini, dove tutte le tracce e le impronte, che essi portano con sé, conducono a una vera e propria ‘segnaletica dell’essere’. Sono fotografie digitali a colori, che si presentano come composizioni ora astratte, ora geometriche, ora gestuali, dove colature di vernice si alternano a scritte, a ombre proiettate da oggetti appesi, a strutture create da reticoli di cavi elettrici e telefonici.

Paesaggi improbabili è il titolo del ciclo in progress, avviato nel 2006, che risponde all’esigenza di dare una dimensione fisica alla bidimensionalità della fotografia, sottoponendola alle impunture dell’ago della macchina da cucire, con il fine di dare unicità all’opera fotografica destinata, per sua natura, alla serialità della stampa. L’artista, a posteriori, interviene sulle sue immagini a colori realizzando intrichi e tracciati di fili, che potenziano visionariamente e creativamente l’impianto delle sue opere.

La mostra trova il suo compimento ideale e la sua conclusione nel ciclo Rooms (1986-1998), dedicato ai soggiorni di viaggio nelle tante camere d’albergo o locande improvvisate, che ricostruiscono le tappe di un lungo percorso, fisico e spirituale, compiuto da Stefania Beretta sulle strade indiane. Questi scatti analogici, con una camera di piccolo o medio formato, in bianco e nero, sono tutti frammenti di ricordi, la cui poetica, di natura antropologica, scaturisce da un linguaggio fotografico che coglie gli indizi di una presenza umana mai esibita, avvertita attraverso le tracce, i reperti o le pieghe di un lenzuolo.

La mostra, in cui si coniugano Oriente e Occidente, riflette la visione di un’artista i cui scatti, nei luoghi sacri o sulla strada, restituiscono la trasparenza del suo sguardo, il distacco dal mondo degli stereotipi, l’empatia per una umanità che condivide sogni e disillusioni. I fili colorati con cui Stefania Beretta cuce le sue opere, le riprese fotografiche dei fili propiziatori con cui le spose indiane avvolgono le radici dell’albero sacro Banyan, i fili elettrici e i cavi che attraversano il cielo delle intricate e popolose metropoli indiane, non cessano, in mostra, di tessere il più avvolgente e seducente dei racconti su un mondo spettacolare e criptico, delineando un’iridata geografia del pensiero.


Die Ausstellung Una Segnaletica dell’Essere (etwa: „Zeichen des Seins“) von Stefania Beretta (Vacallo, 1957) – kuratiert von Mara Folini, Viana Conti und Ellen Maurer Zilioli – wurde eigens für die Räume des Museo Comunale in Ascona konzipiert. Das Thema ist die Sakralität des Alltags in Indien, den die Künstlerin über einen Zeitraum von rund dreißig Jahren beobachtet und fotografiert hat. Die Kontinuität ihrer Recherchen ist in den über fünfzig Werken abzulesen, die nach Themenzyklen in vier Abteilungen gegliedert sind. Diese entsprechen gleichzeitig verschiedenen Zeiträumen und Techniken.

Die Ausstellung wird mit der Serie indiarasoterra (etwa: „Indien auf Bodenebene“) eröffnet, die in den Jahren 2001 und 2002 mit der Schwarzweiß-Polaroid und dem Druck mit Silbersalzen entstand. In diesen Aufnahmen beobachtet Stefania Beretta die alltägliche Dimension des gewöhnlichen Daseins vom Sonnenaufgang bis zum Sonnenuntergang in Ritualen wie Essen, Danken, Rückzug ins Gebet, die alle von einer Aura intensiver Sakralität geprägt sind.

Im Zyklus Indian walls (2008-2015, „Indische Wände“) konzentriert sich der Blick der Künstlerin auf einen städtischen Aspekt, nämlich Mauern und Wände, an denen alle Spuren und Schichten zu wahren „Zeichen des Seins“ werden. Die digitalen Farbfotos werden zu abstrakten, geometrischen oder auch gestischen Kompositionen, in denen abblätternde Farbschichten sich abwechseln mit Schriftzeichen, mit von hängenden Objekten projizierten Schatten, mit Strukturen, die durch Raster von Strom- und Telefonkabeln entstehen.

Paesaggi improbabili („Unwahrscheinliche Landschaften“) ist der Titel des Zyklus, der 2006 begonnen wurde und noch in progress ist, und dem Wunsch entspringt, der Zweidimensionalität der Fotografie eine physische Dimension hinzuzufügen: die Künstlerin „übernäht“ ihre Fotos mit den Nadelstichen der Nähmaschine und verleiht so dem fotografischen Werk, das von Natur aus für die Reproduktion durch den Druck bestimmt ist, Einzigartigkeit. Sie bearbeitet also im Nachhinein die Farbfotos mit einem Gewirr oder Linien von Nähten und Fäden, die ihre Werke in der Anlage visionär und kreativ verstärken.

Die Ausstellung findet ihre ideelle Vollendung und den Abschluss im Zyklus rooms (1986-1998, „Zimmer“), der den Aufenthalten in den vielen Hotelzimmern oder improvisierten Gasthöfen gewidmet ist und damit Stationen der langen physischen und spirituellen Reise von Stefania Beretta auf den indischen Straßen rekonstruiert. Die Analogaufnahmen wurden mit einer kleinen oder mittelgroßen Kamera in schwarzweiß aufgenommen und bilden Fragmente von Erinnerungen: ihre anthropologische Poesie entsteht aus einer fotografischen Sprache, die Indizien für eine menschliche Präsenz erfasst, diese aber nicht selbst darstellt, sondern in den Spuren, Gegenständen oder den Falten eines Lakens spüren lässt.

Die Ausstellung vereint Orient und Okzident und widerspiegelt die Vision einer Künstlerin, deren Aufnahmen an sakralen Orten ebenso wie auf der Straße die Transparenz ihres Blickes, die Lösung von der Welt der Stereotypen, die Empathie für eine Menschheit zeigen, der Träume und Enttäuschungen gemeinsam sind. Die bunten Fäden, mit denen Stefania Beretta ihre Werke übernäht, die glückbringenden Fäden, mit denen indische Bräute die Wurzeln des heiligen Banyanbaumes umwickeln, die Drähte und Kabel, die den Himmel der verschlungenen, bevölkerungsreichen indischen Metropolen durchziehen, weben gleichzeitig in dieser Ausstellung die mitreißende, verführerische Erzählung über eine gleichzeitig spektakuläre und mystische Welt und damit eine vielfarbige Geografie des Denkens.

Inaugurazione

Venerdì 8 luglio, ore 18.00

Manifesto

Sede

Museo Comunale d'Arte Moderna, Ascona

Orari d'apertura

9 luglio - 9 ottobre 2016
Martedì - sabato
10.00 - 12.00 / 16.00 - 19.00 (luglio - agosto)
10.00 - 12.00 / 14.00 - 17.00 (settembre)
Domenica
10.30 - 12.30
Lunedì
chiuso
Festivi
Aperto dalle 10.30 alle 12.30 durante i seguenti giorni festivi:
Assunzione (15.08)
Chiuso durante i seguenti giorni festivi:
Festa nazionale (01.08)

Ingresso

Intero
CHF 10
Ridotto (AVS, studenti, gruppi min. 15 persone)
CHF 7
Ragazzi fino a 18 anni
ingresso gratuito
Biglietto combinato Museo Castello San Materno e Museo Comunale d'Arte Moderna valido 3 giorni
CHF 12 (intero) / CHF 8 (ridotto)
Visite guidate in italiano, tedesco e francese per gruppi fino a max 25 persone (solo su prenotazione)
CHF 150 + biglietto singolo ridotto per partecipante

È possibile pagare in Euro

Con il sostegno di

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